Abbiamo provato Ello per voi

All’inizio del 2014 uno studio di Priceton tuonava che Facebook avrebbe perso l’80% dei suoi utenti entro il 2017. L’affermazione pareva così assurda da sembrare formulata da un digital strategist dell’Umbrella corporation e visto il modello epidemiologico utilizzato, era pure verosimile pensarlo.

É successo però che qualcuno ci ha creduto davvero e in un batter d’occhio ha messo in piedi un nuovo social chiamato Ello.

La strategia di marketing sembra una lotta di classe contro l’establishment di Facebook: “You are not a product” recita il manifesto che trovate qui. Il valore del social “antagonista” di Facebook, così come è stato definito dai media, è chiaro: i tuoi dati non verranno venduti agli inserzionisti.

In un’intervista a Vice, Budnitz – cofondatore di Ello – afferma che Facebook e Tumblr non sono reti sociali ma semplici piattaforme pubblicitarie; la loro missione è quella di vendere annunci targetizzati e non di rendere felici gli utenti. Al contrario di Ello. E così noi ci ritroviamo a scrivere un articolo che s’intitola “Abbiamo provato Ello” e a mettere sulle nostre facce un emoticon sorridente che tanto ci ricorda quel simbolo delle party drugs; ci sentiamo già tremendamente felici.

L’interfaccia ci colpisce subito: minimal, essenziale, pulita. Tuttavia è così asciutta che il coinvolgimento emotivo sembra ridotto ai minimi termini.

Le funzionalità – tenendo sempre conto che è ancora una versione beta – sono molto diverse da quelle di Facebook e degli altri social, ovviamente con pro e contro.

Ci piace:

  • > poter inserire degli hyperlink nelle parole del testo del post
  • > fare un semplice copia e incolla per inserire un’immagine all’interno di un post
  • > formattare un post come meglio crediamo, inserendo il testo prima oppure dopo l’immagine, evidenziando le parole o mettendo del grassetto
  • > dividere lo stream di notizie in Friends e Noise

Non ci piace:

  • > sentirci limitati nel condividere i post degli altri utenti: lo share di un post è possibile solo copiando l’URL del contenuto nel testo del proprio post
  • > poter interagire con un post solo commentandolo (anche se nelle feature future aggiungono una sorta di like)
  • > il fatto che la sezione Discover, a dispetto del titolo, non permetta la ricerca di contenuti ma solo di utenti
  • > il termine Noise… ha decisamente poco appeal

In generale abbiamo la sensazione che l’usabilità sia subordinata al design.

Ed è proprio all’interno di una piattaforma tanto attenta all’estetica che colpisce la mancanza di una coerenza grafica: i bottoni, i colori, i grassetti sono usati senza una logica. 

Insomma, valutati i pro e i contro, dell’anti-Facebook ha davvero poco: è sicuramente più vicino a Tumblr o Twitter. Su Ello la funzionalità non è sacrificata all’estetica, ma consacrata ad essa: ci sembra quasi una sorta di Spotify del design, ben lontano dalle logiche di massa di Facebook.

L’equivoco nasce proprio da Budnitz e soci: sono stati loro a porsi per primi come un anti-Facebook, facendo sì che il confronto diventasse inevitabile.

I fondatori, proprio in questi giorni, hanno anche vincolato legalmente la strategia allo statuto societario: Ello ora è una “public benefit corporation” e quindi per legge non potrà vendere spazi pubblicitari o dati degli utenti.

Tuttavia l’idealismo dei fondatori non è bastato a fermare gli investitori: al momento sono 5,5 i milioni di dollari raccolti dai fondi d’investimento Foundry Group, Bullet Time Ventures e FreshTracks Capital – oltre ai 450mila ricevuti inizialmente.